Il 5G fa male? Ecco quello che bisogna sapere

La tecnologia 5G rappresenta il futuro e, sempre di più, il presente del mondo delle telecomunicazioni. La nuova infrastruttura di rete permetterà di raggiungere prestazioni di connessione mai neppure immaginate prima, aprendo di fatto a una nuova era digitale. Sono in molti, però, a sostenere che il 5G fa male alla salute dell’uomo e che esporci a lungo termine alle sue radiazioni può rivelarsi nefasto per il nostro benessere. Cosa c’è di vero in queste teorie?

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Che cos’è il 5G

5G è l’acronimo inglese di 5th generation ed è una terminologia che fa riferimento agli standard di quinta generazione nell’ambito della telefonia mobile cellulare. 5G sottintende tutte le tecnologie e gli standard capaci di garantire prestazioni, velocità, copertura e latenza superiori rispetto a quelle conosciute fino ad oggi.

Il 5G fa male oppure no?

La paura, paventata da tantissime persone, riguardo ai nuovi ripetitori che permetteranno l’implementazione della nuova tecnologia 5G è legata al fatto che le antenne necessarie al funzionamento del nuovo protocollo web aumenteranno la nostra esposizione a onde elettromagnetiche, i cui effetti sull’organismo umano sono e restano tutti da valutare. Proviamo a dare subito una parziale risposta: no, la tecnologia 5G non rappresenta un rischio per la salute umane, e ora proveremo a spiegare perché.

Le antenne 5G esistono da anni

Un elemento importante da considerare è che le antenne per il 5G esistono già da tempo. In realtà, gran parte del sistema di connessione è già stato implementato da anni, solo che in questi mesi è stato varato un ricollocamento funzionale di quelle antenne che, fino ad ora, sono state utilizzate per la trasmissione in 4G delle reti televisive. Ciò significa che la comunità scientifica ha già da tempo effettuato le proprie indagini; indagini che, ad oggi, non hanno messo in evidenza alcun rischio per l’essere umano.

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5G ed elettromagnetismo

Altro fattore di assoluta importanza è che le onde emanate dalla tecnologia 5G, dal punto di vista elettromagnetico, non differenziano di molto da quelle emesse dalle tecnologie 4G e 3G. Diverso è il discorso sulle reti 26 gHz, le quali ad oggi non sono ancora utilizzabili da parte degli operatori di telefonia. Anche in questo caso, però, si tratta di una tecnologia nota, poiché impiegata in modo differente già da anni. I 26 gHz, sebbene presentino un ampio raggio d’azione, si contraddistinguono per una bassa latenza e sono scarsamente capaci di oltrepassare le superfici più solide come ad esempio una parete. Concludiamo ricordando che le tecnologie 5G e 26 gHz, sebbene innovative, sono figlie di una ricerca scientifica avviata oltre 20 anni fa: ad oggi, nessuno studio ha dato ragione di dubitare su rischi per la salute umana.

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