Corona Bond: cosa sono e a cosa dovrebbero servire

La lunga quarantena forzata varata in tutta Italia per arginare l’aumento dei contagi da coronavirus sta avendo inevitabili effetti anche sull’economia del nostro Paese. In Italia, imprenditori, aziende e cittadini sono chiamati anche a fare i conti con le conseguenze finanziarie dovute alla paralisi quasi totale imposta al sistema produttivo nostrano. Molteplici sono le proposte e le possibilità al vaglio del Governo e dell’Unione Europea per favorire una rapida ripresa delle economie nazionali e, tra esse, vi è anche quella di creare dei Corona Bond. Ma cosa sono i corona Bond e in che modo potrebbero agevolare l’economia italiana?

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Corona Bond: i titoli dell’Eurozona

Il termine Corona Bond – o anche covid bond – viene utilizzato in questi giorni da figure istituzionali e dell’informazione in riferimento alla possibilità di creare dei bond europei, ovvero dei titoli simili a quelli di stato, ma varati a livello comunitario. L’emissione di eurobond (di cui si parla da anni, ma che non sono mai stati realmente considerati a livello comunitario) servirebbe a introdurre fin da subito nuova liquidità nelle casse dei 27 Stati membri dell’UE, in modo da finanziare l’acquisto di macchinari ospedalieri, mascherine e altri beni di prima necessità per fronteggiare l’emergenza pandemia che sta sconvolgendo il mondo intero.

L’iter dei corona Bond (fino a ora)

Il nostro Presidente del Consiglio Giuseppe Conte è stato tra i primi fautori della possibilità di creare dei bond europei al fine di finanziare le risorse necessarie per affrontare il Covid-19. Lo stesso Conte aveva avanzato la proposta già lo scorso 17 marzo, trovando anche consenso in ambito paneuropeo. L’approvazione era giunta anche da Luis De Guindos, vicepresidente della BCE. In data 28 marzo, però, il vertice UE si è concluso con un nulla di fatto, l’Italia è stata tra le prime nazioni a rifiutare il testo di conclusioni proposto dai vertici UE, ritenendo inadeguate le soluzioni proposte da Bruxelles. Ogni decisione è stata dunque rimandata di due settimane. Ad oggi, i Corona Bonus restano una opzione, anche se, si direbbe, poco praticabile.

Chi si oppone ai bond europei?

A porre il proprio veto sulla possibilità di creare dei bond europei sono soprattutto gli Stati che possono contare su un’economia solida e con un debito pubblico ridotto. All’interno della comunità, la situazione sembra essere giunta a una polarizzazione: da una parte, i Paesi del Nord, che non accettano la possibilità di condividere rischi e risorse con nazioni che presentano meno garanzie delle proprie; dall’altra, i Paesi del Sud Europa, che invece sostengono la necessità di cooperare e di affrontando insieme un male che è comune e interessa, di fatto, l’intero globo.

Corona Bonus: gli ostacoli fiscali

Per poter realmente attuare un piano basato sull’emissione di Corona Bond servirebbe prima di tutto che l’Unione Europea raggiungesse un’unione fiscale di cui mai si è saputa dotare nel corso della sua storia. La Banca Centrale Europea, allo stato delle cose, non ha l’autorità per emettere bond comuni a tutti gli stati dell’Unione. Proprio questa fragilità, questa mancanza di coesione monetaria è tra gli argomenti più utilizzati dalla frangia degli euroscettici, i quali denunciano un sistema incapace di prendersi cura delle economie più deboli, come anche quella italiana.

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L’Italia, l’Europa, la situazione attuale

L’Italia presenta un debito pubblico altissimo. Questo fattore funziona come disincentivo all’acquisto dei BTP, i titoli di stato italiani, gettando ulteriore incertezza all’interno di un’economia già di per sé in affanno. Proprio in virtù dell’incertezza che orbita intorno alla salute finanziaria del Belpaese, lo Stato è costretto a pagare tassi di interesse sempre più cospicui sui propri titoli di stato, alimentando di fatto un circolo vizioso che porta il nostro Stato a rendersi ancora più debole sui mercati. Da questa consapevolezza, era nata l’idea del nostro premier di attivare un sistema di emissioni di titoli che fosse salvaguardato dalla cooperazione tra gli stati, in un’ottica secondo cui quelli più forti dovrebbero sostenere quelli in difficoltà. Stando a ciò che sappiamo oggi, però, le possibilità che i Corona Bond diventino realtà appaiono davvero risicate, se non del tutto inesistenti.

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