Ansia e panico: nel 2020 aumentano le ricerche su Google

Il 2020 verrà ricordato nella memoria collettiva e nei libri di storia di tutto il mondo come l’anno della pandemia da coronavirus. Dal 9 marzo 2020 e per circa due mesi, l’intera Penisola è stata posta in regime obbligatorio di quarantena, con tutte le conseguenze che ne sono derivate. Certamente, la stasi economica frutto del lockdownresta il tema che maggiormente sta attirando le attenzioni dei media e dei cittadini, ma, accanto alla questione finanziaria, sono emerse significative problematiche legate anche alla perdita di benessere psico-emotivo, figlio del contesto ansiogeno e stressante cui ognuno di noi è stato sottoposto per oltre 90 giorni.

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Nel 2020 aumentano i casi di ansia, panico e stress

Una cosa è certa: anche dal punto di vista psichico, il Covid-19 è destinato a lasciare una traccia che non si può cancellare tornando semplicemente alla normalità. Nei primi mesi del 2020, infatti, è stato attestato un significativo aumento dei casi di ansia, panico e stress. La cosa non sorprende più di tanto, specie se torniamo con i nostri ricordi a solo qualche mese fa, alle difficoltà di muoverci all’interno di un Paese paralizzato, in strade vuote, all’imposizione di tenerci distanti dagli altri esseri umani, all’obbligo di indossare la mascherina, evitando ogni forma di contatto non necessaria.

Aumenta l’ansia: le conferme di Google

A confermare il picco di casi in cui è stato accertato un aumento del carico di ansia da parte della cittadinanza mondiale, vi sono anche i dati relativi alle ricerche effettuate su Google dagli utenti di tutto il mondo, per distacco il primo motore di ricerca del pianeta. L’analisi mostra come le ricerche al cui interno erano contenute parole chiave come “attacchi di panico” o “attacchi di ansia” abbiano fatto segnare un incremento senza precedenti.

Lo studio dell’Università della California

In proposito, particolarmente degna di nota è stata la ricerca condotta da un’equipe dell’Università della California in collaborazione con i colleghi della Johns Hopkins University, del Barnard College e dell’Institute for Disease Modeling, pubblicata sulla rivista JAMA Internal Medicine. Lo studio ha preso in considerazione le ricerche effettuate sul motore di ricerca a partire dal gennaio 2004 e fino al maggio 2020 da parte della popolazione digitale degli Stati Uniti, evidenziando come il tema dello stress e dell’ansia non abbia mai fatto registrare un volume di ricerche tanto alto come quello emerso durante il periodo di diffusione del virus.

Il periodo peggiore tra marzo e aprile 2020

Durante i primi 58 giorni di pandemia negli USA, i ricercatori hanno messo in luce come le ricerche su questioni legate ad ansia e crisi di panico siano state pari a circa 3,4 milioni, con un incremento significativo registrato soprattutto nel periodo tra il 16 marzo e il 14 aprile, durante il quale è stato individuato un aumento del 17% di tali tipi di ricerche rispetto alla media degli ultimi 16 anni. In quell’intervallo di tempo, la cittadinanza a Stelle e Strisce si è dovuta misurare con l’inasprimento delle misure di distanziamento sociale, poi con il lockdown imposto a diversi stati dell’unione federale statunitense. Nel mentre, gli Stati Uniti avevano superato la Cina per numero di contagi e di decessi causati dalla pandemia.

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Covid e ansia: una correlazione inevitabile

In realtà, i risultati della ricerca condotta dagli studiosi del polo californiano non sorprendono più di tanto: è ormai acclarato, infatti, che fenomeni come crisi d’ansia e di panico tendono a intensificarsi durante periodi particolarmente stressanti e duraturi, come è senza dubbio stata – ed è tuttora – la pandemia da coronavirus che dall’inizio dell’anno sta sconvolgendo l’intero pianeta.

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