Stress da videochiamata: non è un’invenzione, esiste!

Adesso ci sono anche i crismi dell’approvazione dalla comunità scientifica: lo stress da videochiamata esiste e il periodo storico che stiamo vivendo non sta facendo altro che amplificare un fenomeno psico-sociale che, fino a pochi anni fa, interessava solo una piccolissima percentuale di professionisti e che oggi, invece, diventa dilagante.

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Lo stress e lo smart working

Lo sappiamo fin troppo bene: a partira da marzo 2020, con il lockdown che ha imposto misure restrittive alla vita negli spazi fisici, tutte le attività gestibili a distanza hanno dovuto, volenti o nolenti, accogliere strutturalmente la ‘nuova’ modalità di lavoro da remoto. le case sono diventati uffici e, di conseguenza, il PC e lo smartphone si sono trasformati in un’estensione del proprio spazio professionale. Le videochiamate sono ormai il modo più efficiente di sopperire alle restrizioni, accogliendo colloqui, riunioni, meeting. Ciò però ha inevitabilmente causato un sempre più marcato stress psicologico nei confronti delle piattaforme di videoconferenza e per ciò che rappresentano: Meet, Skype, Zoom, Teams sono diventati un vero e proprio spauracchio.

La ricerca dell’Università di Stanford

Un team dell’Università di Stanford ha dimostrato che buona parte del carico emotivo e psicologico imposto dalla videochiamata sta nel cosiddetto “effetto specchio”: pare, infatti, che dover fare i conti con l’immagine del proprio volto in modo così frequente e in uno spazio condiviso, seppur virtuale, generi un senso di pressione che, a lungo andare, infiacchisce lo spirito del professionista. Guardarsi per ore, in buona sostanza, danneggia il cervello.

Il test e i risultati

L’equipe è giunta a questa conclusione dopo aver esaminato un campione di 10.322 persone. La ricerca ha utilizzato il format dell’intervista e messo in evidenza come il fenomeno sia particolarmente avvertito soprattutto dalle donne, il 13,8% delle quali ha definito le videochiamate “molto o estremamente faticose”. La costante esposizione alla propria immagine spinge i soggetti, specie quelli di sesso femminile, a focalizzarsi sulla propria immagine, concentrandosi in particolare sui difetti fisici o, per lo meno, su quelli che il soggetto ravvisa come tali, intensificando un senso di inadeguatezza.

Vittime: i giovani e i soggetti ansiosi

Chiaramente, il fenomeno non colpisce tutti allo stesso modo. I soggetti maggiormente esposti al rischio di stress da videochiamata sono infatti i giovani, che dimostrano una maggiore sensibilità nei confronti della propria immagine estetica. Inoltre, il disagio si accentua tra le persone particolarmente soggette alla pressione e all’ansia.

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La soluzione: disattivare la camera

Per fortuna la soluzione c’è ed è anche facilmente applicabile: spegnere la videochiamata ogni qualvolta essa non sia necessaria. Durante gli interventi degli altri referenti coinvolti in videochiamata, spegnere il proprio video consente infatti di allentare la tensione e di scaricare il carico di stress da effetto specchio. D’altra parte, però, sembra che la modalità di contatto virtuale tramite videochiamata andrà sempre più per la maggiore in futuro e, di conseguenza, saremo presto ‘chiamati’ ad abituarci.

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