Elezioni Kenya: la Corte Suprema annulla l’esito del voto

Una sentenza che ha del clamoroso: per la prima volta nella storia del continente africano, l’esito delle elezioni presidenziali per la scelta della guida del Kenya è stato invalidato da una sentenza della Corte Suprema, che si è pronunciata in favore di Raila Odinga, che era uscito sconfitto dalla tornata elettorale.

Elezioni in Kenya: gli antefatti

Lo scorso 8 agosto si sono svolte le elezioni presidenziali in Kenya per eleggere il nuovo capo di governo dello stato centrafricano. Il duello vedeva coinvolti Uhuru Kenyatta, a capo del Paese dal 2013, e Raila Odinga, guida della coalizione Nasa (National Super Alliance), già suo oppositore durante le elezioni di 4 anni fa e uscito sconfitto anche durante le elezioni del 2007 e del 2003.

Lo scrutinio dell’8 agosto aveva sancito la vittoria del presidente uscente con una quota di preferenze del 54%, contro il 44,7% del principale antagonista. Immediata era stata la reazione dello sconfitto, il quale aveva denunciato brogli elettorali e irregolarità nella gestione dello scrutinio, decidendo quindi di appellarsi alla Corte Suprema del Kenya, mentre nelle principali città del Paese – la capitale Nairobi e Kisumu in particolare – si accendevano violenti focolai di protesta che hanno causato la morte di 24 civili (nel 2007, per le stesse ragioni, i morti erano stati 168).

La sentenza della Corte Suprema

Come nel 2013, l’esito finale delle elezioni è stato sancito in tribunale. Stavolta, però, la sentenza è stata del tutto differente e, soprattutto, inaspettata: il presidente della Corte Suprema dello stato africano David Maraga, infatti, ha accolto l’istanza di Odinga, rendendo di fatto invalide le elezioni dell’8 agosto per irregolarità. La corte ha altresì stabilito che la commissione elettorale avrà a disposizione 60 giorni di tempo per organizzare la nuova tornata elettorale.

Il verdetto si innesta in un clima già tesissimo e le stesse elezioni erano state precedute da atti violenti e oscuri: Chris Msando, a capo del Comitato di supervisione del voto, era stato torturato e ucciso a pochi giorni dall’apertura delle urne mentre il canadese Andreas Katsouris, Elections Specialist per Odinga, era stato prelevato con la forza e rispedito a Toronto con il primo voto utile.

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